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57 – Quando lasciare un lavoro sicuro per aprire il proprio business

30/09/2019 di Dino Gojanovic

Quando lasciare un lavoro sicuro

Quando lasciare un lavoro stabile per aprire un proprio business

Lavorare è qualcosa che devi fare. Sei obbligato dalla natura.

E anche se tu avessi un’eredita cospicua con la quale vivere, hai comunque bisogno di lavorare per mantenere queste risorse.

E non è affatto facile. I tuoi avversari pensano quotidianamente su come portarti via quelle risorse.

Detto ciò, hai bisogno di lavorare. In tutti i casi.

Però nessuno ti impedisce di fare il lavoro che ti piace.

È decisamente meglio, non credi?



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Però, dopo che si è stati sotto un titolare per molto tempo si ha paura a lasciare la nave sicura per imbarcarsi su un vascello senza una rotta precisa.

Ma se osservi con attenzione, ci sono segnali chiari che ti sussurrano con insistenza.

Ti dicono che sei sul finale e che è giunto il momento di abbandonare questo lavoro e magari aprire una propria attività.

Il primo segnale è che continuamente tiri fuori energia negativa.

Ti lamenti continuamente. E quando arrivi a casa sei sfinito.

Ogni volta che chiami un amico ti lamenti di quanto il tuo posto di lavoro faccia schifo o che il tuo datore di lavoro è uno stupido.

Che i colleghi di lavoro non sono di tuo gradimento. Insomma ogni giorno i tuoi argomenti girano sempre intorno alla tua situazione frustrante.

Il secondo segnale per abbandonare è che sei fin troppo a tuo agio.

Sei in una zona del comfort.

Sebbene questa situazione potrebbe sembrare una cosa ideale per molti ma non è tutta rose e fiori.

I pericoli che nascondono le vite agiate, poco stressanti sono visibili nel lungo periodo.

Ogni cosa umana che contiene del valore è voluta da molti.

E quando ci sono in tanti a volere una cosa, l’ambiente diventa molto competitivo.

E quando l’ambiente è competitivo, l’intelligenza, il corredo genetico e la preparazione sono essenziali per vincere.

Ma in una vita agiata, senza troppi sforzi si perdono facilmente le competenze vincenti.
La nostra vita è come una fotografia, ci sviluppiamo con i negativi.

Affrontare quotidianamente nuovi problemi ti rende più competente. E quindi, più propenso alla vittoria.

Il terzo motivo per smettere è che il lavoro che fai è troppo semplice per te.

Lo puoi fare ad occhi chiusi.

Le tue capacità e competenze sono ben oltre il tuo lavoro quotidiano.

Sei un Michael Jordan che gioca nella squadra del paesino locale.

E sta cosa non ti rende giustizia.

Sei assolutamente competente in quello che fai e questo ti fa sentire amato e al sicuro.

Ma così non migliori. Rischi di restare quello che sei senza mai vedere il tuo vero potenziale.

Nel tuo corredo genetico c’è un potenziale che viene rilasciato solo nel momento del massimo impegno.

E se questo è il caso, se non hai modo di migliorarti, perché farlo?

Se non c’è sofferenza nella battaglia, non c’è gloria nel trionfo.

Uno dei tuoi obiettivi nella vita è quello di crescere per vedere che cosa puoi diventare.

Quale è il tuo vero e ultimo potenziale.

Penso che vale la pena di vedere dove puoi arrivare con le tue capacità.

Questo succede quando metti te stesso sotto perenne sforzo sotto perenne esame sotto perenne sfida.

Un altro segnale è che sempre più spesso quando ti svegli la mattina non hai voglia di andare a lavorare.

E’ un segnale che stai sbagliando direzione.

Stai andando dove non vuoi realmente andare.

E pensi che obblighando te stesso a mangiare qualcosa che non ti piace ti renderà un illustre esperto?

Lascia che te lo dica. Non c’è verso che tu diventa estremamente bravo in qualcosa che non ti piace fare.

Almeno che tu non abbia un un boss the ti bastona quotidianemente per farti produrre di più controvoglia.

Che suppongo sia il motivo principale del perché la gente produce cio’ che odia.

Ma non penso sia la giusta via.

Ci sono alternative. Siamo ormai quasi nel 2020.

Un altro segnale è che quotidianamente fai errori dovuti alla tua noncuranza.

Insomma sono quei errori che commetti perché non te ne frega niente.

Ed è mi sembra un segnale più che ovvio per lasciare.

Ci sono alti e bassi nella vita e forse in questo momento ti senti in discesa.

Se questo è il caso, forse non è colpa del tuo lavoro ma semplicemente devi mettere la tua vita in ordine.

Perciò tieniti il lavoro perché uno stipendio mensile aiuta, sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Non c’è niente di peggio che avere problemi ed essere pure disoccupato.

Un altro segnale chiaro è l’ambiente in cui stai è tossico.

Quei ambienti dove ti rendono una persona peggiore.

Avara, cattiva, invidiosa, pettegola, aggressiva, subdola, incoerente bugiarda, e via dicendo.

Stare li per poco tempo fa male ma non è letale. E’ come uno starnuto.

E’ un avvertimento.

Ma stare li per anni può essere deletterio.

E potresti non riprenderti mai più.

Perciò finché sei in tempo prendi la porta d’uscita.

E come ultimo motivo ma non meno importante e che ti senti mentalmente e fisicamente poco in salute.

Fai quei lavori che ti sfiniscono l’anima e percepisci malanni diretti sul tuo corpo.

E che con l’andare del tempo andrà sempre peggio.

Stai sacrificando la tua salute in cambio di un piccolo stipendio. E non è uno scambio equo.

56 – Come Instagram sta cambiando il modo di fare gli affari

23/09/2019 di Dino Gojanovic

a prova di Instagram

Come Instagram sta cambiando i ristoranti e la cultura generale

Non puoi mangiare se prima non hai fatto una foto al piatto.

E di conseguenza i ristoranti stanno cambiando il modo di presentare i piatti.

La proliferazione di smartphones con fotocamere e Instagram per la condivisione hanno cambiato il modo in cui gestiamo la nostra vita e le nostre esperienze.

E sappiamo che le nuove generazioni sono molto più interessate alle esperienze che al possesso.



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E logicamente il mercato si adegua di conseguenza.

Un ristorante ad esempio per diventare popolare oggi ha bisogno di essere condivisibile.

E cosa intendo?

Se il piatto che prepara è buono i clienti avranno un’ottima esperienza di esso ma questo oggigiorno non basta.

La concorrenza è sempre più ampia e non è difficile trovare dei ristoranti che fanno piatti buoni ma anche esteticamente gradevoli.

Ci sono dei ristoranti in cui non iniziano a mangiare se prima non hanno fatto una foto del piatto.

E altri che vengono completamente ignorati da questa audience digitale.

Così oggi il ristorante acquisisce più popolarità e di conseguenza più clienti.

E nuovi clienti significa altre foto condivise. Così si innesca una ruota che genera profitto.

L’effetto negativo potrebbe essere che le vecchie trattorie dove si mangia bene e si spende poco scompaiono perché non sono a prova di Instagram.

Ma se guardiamo da un altro punto di vista potrebbe essere un’opportunità.

Le imprese come le persone hanno un ciclo di vita. Nascono, invecchiano e poi muoiono.

Ma le imprese a differenza di un uomo possono trasformarsi o rinascere come la fenice.

E le vecchie e tradizionali attività possono beneficiare del mondo contemporaneo se vogliono.

Ma sappiamo bene quanto il cambiamento faccia paura.

La contemporanea tendenza ti obbliga a curare ogni aspetto della tua attività.

Se hai una trattoria sei costretto a curare ogni aspetto di essa. Soprattutto quello estetico.

Non solo nei piatti ma anche nell’arredamento. Negli odori, nel personale. Nella comunicazione.

Nella presenza web.

Instagram è semplicemente una piattaforma che ti osserva da un punto di vista in cui non eri abituato ad essere giudicato.

Il cameriere che ti porta la zuppa con il pollice immerso può piacere ai nostalgici ma nel mondo odierno non avrà molte opportunità di lavoro.

Capisco che a nessun ristoratore piaccia essere sotto continua osservazione ma nessuna impresa è odiernamente immune a questo.

Siamo tutti sotto controllo nel mondo contemporaneo che ci piaccia o no.

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55: Il marketing del rumore

17/09/2019 di Dino Gojanovic

il marketing del rumore - mkt podcast di dino gojanovic

All’incirca qualsiasi cosa letta oggigiorno sul marketing suggerisce di utilizzare nuove tecnologie, seguire nuovi trend e adottare nuovi approcci.

Ma nella maggior parte dei casi queste sono solo cose superficiali che non risolvono i problemi di fondo di un azienda. Ad esempio, il problema della mancanza di clienti.

Secondo la mia esperienza nel marketing digitale, contribuire su questo rumore generale cercando di urlare più forte degli altri non è una buona strategia per vincere nuovi clienti.

Ciò che è meglio fare è di prendere solo ciò che è utile dai nuovi trend. E restare focalizzati sulle tecniche classiche, senza tempo del marketing.

Tecniche importanti che convincono i tuoi potenziali clienti a fidarsi di te e del tuo business.


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Oggi giorno gli imprenditori sembrano essere risucchiati dalle ultime tendenze di marketing.

Ma tutte queste luccicanti idee nella maggior parte dei casi si sono trasformate in un banale e misero risultato.

Molto rumore ma poca sostanza che i clienti hanno imparato ad ignorare.

Ci sono due tipologie di rumori.

Rumori dal mercato.

Sono qui rumori provenienti dalla tua concorrenza e dai quali i tuoi clienti vengono bombardati quotidianamente. Sms, email, pubblicità, banner, pop-up e altre cose.

E poi ci sono i rumori che provengono dalla tua azienda.

E’ ciò che produci tu e che è senza valore aggiunto. Troppo banale e nasconde le tue vere qualità. E’ come fumo negli occhi.

Ma come puoi quindi elevarti sopra questo rumore di fondo e non esserne parte integrante?

La maniera migliore è di ritornare dentro se stessi e andare alla ricerca dei tuoi valori chiave. Di quelle cose di valore che sono preziose e che vanno evidenziate.

Solitamente in una conversazione ci sono due maniere fondamentali per essere notati: O si parla più forte dell’altra persona o si resta completamente in silenzio.

Nel marketing se tu fai la prima cosa i clienti saranno annoiati da te e se opti per l’altra cosa ti ignoreranno.

Però esiste anche una terza via.

Parlare solamente quando hai qualcosa di vero e significativo da dire.

In tal caso si fermeranno per ascoltarti. Perché sanno che tu parli solo quando c’è qualcosa di significativo da dire. E tutti lo voglio sapere.

Per fare un esempio concreto, Warren Buffett è l’investitore più famoso della storia.

E ti sorprenderà sapere che fa un investimento all’anno mentre un normale Trader fa decine di operazioni al giorno e alcuni anche centinaia.

Ma quando Buffett apre bocca o fa un investimento tutto il mondo sta da ascoltare mentre il Trader può parlare tutto il santo giorno ma nemmeno sua madre lo nota.

Questo perché Warren Buffett si è creato una reputazione di ferro.

La gente sa che ogni volta che lui fa un investimento o apre bocca è qualcosa di significativo. Che ha del valore. Che crea un impatto.

Quindi fai parlare i tuoi risultati oppure parla poco ma quando parli lancia delle bombe di vero valore.

54: Il processo di creazione di un sito web in 5 passaggi

12/09/2019 di Dino Gojanovic

processo creazione sito web

Ed oggi tentiamo di imparare qualcosa di nuovo. Come creare un sito web in 5 semplici passaggi. Già, 5 passaggi.

Ogni arte e scienza che si rispetti deve avere un processo.

E oggi parleremo del processo che si utilizza nelle agenzie web per creare un sito web. Non è l’unica maniera ma è decisamente una maniera che funziona.


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Ricerca

Come prima cosa si parte con una ricerca per capire l’utente finale. Chi è? Di cosa si occupa? Che cosa vuole ascoltare, leggere o realizzare?

Una prima fase quindi che è fatta di raccolta dati e informazioni di ogni genere.

Nel caso di rifacimento del sito web si possono benissimo estrapolare informazioni utili da Google Analytics e con questi dati poi cercare di sviluppare una strategia.

Sitemap

Poi come secondo passaggio è quello di creare una sitemap.

Una sitemap è semplicemente una specie di piano che sottolinea come le pagine vengono collegate tra di loro.

Per sapere esattamente quante pagine ci servono e che cosa conterranno.

E’ come una specie di organigramma aziendale per conoscere meglio i vari reparti.

Wireframe

Poi come il terzo passaggio abbiamo il Wire-frame.

Cioè una specie di prima bozza.

In questa prima bozza si cerca di creare una pagina dopo l’altra.

Creandogli una struttura dove in successiva verranno posizionati gli element.

E’ come una specie di pianta dell’appartamento dove puoi vedere la strutta, i metri quadrati ma non l’arredamento e i singoli dettagli.

Design visivo

Poi il quarto passaggio abbiamo il design visivo.

In questo passaggio si crea la parte estetica del sito.

Le immagini vengono scelte e posizionate nei propri spazi.

I colori vengono scelti e applicati. I pulsanti vengono decisi e posizionati. Gli spazi vengono adattati e la tipologia di font acquisita.

Sviluppo

E poi abbiamo il processo finale che è quello dello sviluppo e pubblicazione del sito.

In questa fase si crea il codice.

Il sito diventa compatibile per il Web e può essere usufruito da molti strumenti digitali come computer, tablet, smartphone e altro.

53: La formula 70-20-10 di Google

10/09/2019 di Dino Gojanovic

la formula 70-20-10 di google

Quando Eric Schmidt è diventato il CEO di Google nel 2001 si è accorto di una cosa.

Che gli impiegati dell’azienda utilizzavano il 100% del loro tempo sulla gestione dei prodotti chiave. Del core business.

Nel tentativo di eliminare ogni possibile difetto.

A prima vista questo non sembrava essere un problema. Dopotutto l’azienda stava crescendo.

Ma per Schmidt lo era.


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Quando si impiega tutto il proprio tempo nella ricerca di eliminazione dei difetti non si ha il tempo per innovare.

Perché logicamente l’innovazione richiede che tu sperimenti cose che potrebbero anche andar male.

E questa è una bestemmia, sopratutto per i modelli di gestione e controllo come il Six Sigma.

Però nel lungo periodo se un’azienda non innova tende a perdere il proprio vantaggio competitivo.

E allora Eric Schmidt che cosa ha fatto?

Ha introdotto una semplice regola che ha chiamato 70-20-10.

E cosa dici questa regola?

70%

Che ogni dipendente dovrà spendere il 70% del suo tempo nel Core business dell’azienda.

Nel cercare di migliorare il prodotto e il servizio che portano profitto all’azienda.

E nelle faccende amministrative quotidiane come la contabilità e la fatturazione.

20%

Il 20% del tempo dovrà essere dedicato alla ricerca di nuovi clienti e nuovi mercati, alla creazione di nuovi prodotti e servizi che sono correlati al core business, alla ricerca e sviluppo in generale.

Questo perché come dicevo prima, se l’azienda si focalizza solo sul lavoro ai clienti e non dedica un minimo di tempo all’esplorazione di nuovi canali, nuove tecnologie, nuove metodologie, rischia di soffocare col tempo.

Gmail è stato creato così. Come progetto a parte.

10%

Il 10% del proprio tempo invece va dedicato alla coltivazione degli progetti personali che non sono collegati al core business.

La creazione di una macchina volante ad esempio.

E’ un modo per gestire la noia, la stanchezza, lo stress da lavoro, mancanza di creatività o altro.

Insomma dobbiamo sempre attingere anche fuori dal nostro settore in cerca di ispirazione, in cerca di idee, in cerca di una crescita.

E sembra che una buona fetta degli attuali prodotti di Google siano usciti fuori da questo 10%.

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Sull’autore

Dino è il fondatore della MKT Factory. Solitamente scrive sul business online, marketing e leadership.

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Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est.

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